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RELIGIONE E RELATIVISMO
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Il relativismo temuto da Ratziger

Alcuni sono rimasti sorpresi dell'insistenza con cui il Card. Joseph Ratzinger prima di entrare in Conclave, che lo avrebbe eletto Papa, nella Messa celebrata in S. Pietro pro eligendo pontifice (18 aprile) ha messo in luce i gravi rischi del relativismo: «Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare 'qua e là da qualsiasi vento di dottrina' (cfr Ef 4,14), appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».

[…] Il relativismo che Ratzinger teme è quello che equipara tutte le convinzioni, le religioni, le culture, senza offrire nessun criterio di verità. Sorgono quindi i dubbi: «forse non esiste affatto una verità? Forse non esistono affatto la giustizia ed il diritto? Forse ci dobbiamo accontentare di ordinamenti di emergenza minimi?… Lo scetticismo cresce, e le sue ragioni si rinforzano» (p. 257). «Le tre domande sulla verità, sul bene, su Dio sono un unico interrogativo. E se ad esso non c'è risposta, allora brancoliamo nel buio riguardo alle realtà essenziali della nostra vita» (p. 244).

Relativismo cristiano

Spesso affermazioni di questo tipo vengono interpretate come presunzione dei credenti di conoscere in forma definitiva la verità di Dio e suscitano perciò l'accusa di fondamentalismo. Occorre invece precisare che per chi crede in Dio la conoscenza della verità, del bene e della giustizia è sempre provvisoria e relativa. il cammino è certo, ma le acquisizioni sono imperfette, limitate dalle strutture culturali che le sostengono. In questo senso anche la verità del cristiano è relativa.

Lo ha notato il Card. Marini in una omelia nella Cattedrale di Milano (8 maggio 2005), che alcuni giornali hanno frettolosamente presentato come una riflessione correttiva di quella del Cardinale tedesco. Ha detto il Card. Martini: «Si dice giustamente che nel mondo c'è molto relativismo, che tutte le cose sono prese quasi valessero come tutte le altre, ma c'è pure un ‘relativismo cristiano’, che è il leggere tutte le cose in relazione al momento nel quale la storia sarà palesemente giudicata. E allora appariranno le opere degli uomini nel loro vero valore, il Signore sarà giudice dei cuori, ciascuno avrà la sua lode da Dio, non saremo più soltanto in ascolto degli applausi e dei fischi, delle approvazioni o delle disapprovazioni, sarà il Signore a darci il criterio ultimo, definitivo delle realtà di questo mondo. Si compirà il giudizio sulla storia, si vedrà chi aveva ragione, tante cose si chiariranno, si illumineranno, si pacificheranno anche per coloro che in questa storia ancora soffrono, ancora sono avvolti nell'oscurità, ancora non capiscono il senso di ciò che sta loro accadendo».

Questa tensione al compimento è essenziale nell'esperienza cristiana.
Essa segna di relatività tutte le convinzioni e le decisioni umane, rimandate sempre oltre se stesse, sospese come sono al significato ultimo. Tale rimando però non diventa scetticismo né relativismo perché il credente sa che la Verità piena esiste e questa certezza conferisce solidità al cammino intero.
[…]

Carlo Molari
(Tratto da Rocca, 15 giugno 2005)






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