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LA LEGGENDA DEL SACRO GRAAL
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Gli studiosi danno al termine Graal almeno tre significati.
 
Di natura fisica.
Secondo la tradizione medioevale il Graal è la coppa usata da Gesù nell’ultima Cena.
Nel XIII° secolo è il francese Robert de Boron nel suo romanzo Histoire du Graal a identificare il Graal con il calice dell’Ultima Cena di Gesù. In più, attingendo la notizia da alcuni apocrifi come Gesta Pilati o lo Peudo-Vengelo di Nicodemo – il personaggio Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto al Calvario nello stesso calice il sangue di Gesù ormai spirato. Giuseppe avrebbe poi portato la coppa nelle isole Britanniche e lì fondato la prima chiesa cristiana.
Ma al Graal si danno anche altri significati di natura fisica: un meteorite precipitato sulla terra, una pietra preziosa caduta insieme a Lucifero, l’Arca dell’Alleanza, la  Sindone di Torino. Proprio i tentativi di identificare il Graal con qualcosa di fisico hanno portato a cercare il luogo dove si troverebbe questo misterioso oggetto.

Di natura simbolica.
La visione esoterica e misteriosa ha portato a identificare il Graal non come un oggetto, ma come un simbolo magico, un cammino iniziatico dal valore universale, uno scrigno che contiene la memoria storica dell’umanità, deposito di una conoscenza spirituale.

Di natura filologica.
Lo studio dell’evoluzione dell’uso del termine – oggetto o simbolo - ha contribuito a fornire una chiave di comprensione della misteriosa ‘cosa’ che è il Graal. Non ci sono fonti univoche che riguardino la data precisa in cui è nato il mito del Graal. Gli storici culturali hanno tentato di tracciare lo sviluppo della leggenda: all’inizio c’è una leggenda orale gotica - derivata forse da alcuni racconti mitici pre-cristiani – trascritta in forma di romanzo tra la fine del XII° e inizio XIII° secolo. Siamo in un’epoca in cui si assiste al sorgere di tante credenze magico-rituali con abbondanza di simboli, formule, oggetti che venivano attribuiti a importanti personaggi storici, anche a Gesù Cristo. Gli antichi racconti sul Graal sarebbero stati imperniati sulla figura di Percival nel romanzo Perceval ou le Conte di Graal di Chrétien de Troyes (a. 1190). Lì il Graal è un vassoio di abbondanza, ma è anche una serie di mistiche reliquie che includono anche una lancia che stilla sangue, da alcuni interpretata come la lancia di Longino.
Questi racconti sono stati successivamente intrecciati con il ciclo arturiano nelle leggende di re Artù. Solo dopo che il ciclo dei romanzi sul Graal si fu costituito, il Graal venne identificato con la coppa dell’ultima cena di Gesù, collegando l’etimologia dei termini francesi san greal e sang real  (santo graal e sangue reale). Una delle teorie recenti che ha suscitato molto scalpore è stata quella avanzata da Baigent, Leigh e Lincoln in The Holy Blood and the Holy Grail (Il mistero del Graal, 1982). Gli autori hanno avanzato l’ipotesi che il Graal non sia un oggetto ma la linea di sangue della stirpe dei discendenti di Gesù Cristo. Partendo dalla sintesi etimologica san greal e di sang real, asseriscono che Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena da cui avrebbe avuto dei discendenti, i Merovingi. Tesi ripresa poi da Dan Brown nel recente romanzo .
Mito, leggenda intramontabile da secoli ammantata di fascino e di mistero, il Graal è fonte senza fine di ispirazione per romanzi, letteratura, musica, arte, ma anche purtroppo una delle tante cose usate per diffondere menzogne su ciò che è veramente sacro.





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