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IL VANGELO DI GIUDA
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Si tratta di una copia di un Vangelo apocrifo di tipo gnostico databile intorno al 300 d.C. il cui originale greco risale presumibilmente alla seconda metà del secondo secolo. Contiene una tesi sulla figura di Giuda che sta facendo molto discutere.

Michele Gota ne parla con Mons. Ghiberti*:

Sembra sia stato scritto in ambiente  gnostico: che cos'era lo gnosticismo, e perché fu considerato eretico?
Gnosticismo è un termine che copre un certo numero d'ideologie riguardanti il problema della salvezza, collegate con una visione del mondo divino, del cosmo e dell'uomo, parzialmente comune a tutte. Applicate al cristianesimo, queste ideologie relativizzavano la posizione e la funzione di Gesù Cristo e interpretavano le vicende della vita e i suoi insegnamenti in modo esoterico, adattando e alterando liberamente molti ricordi della sua vita e dei suoi personaggi vissuti accanto a lui. Il rifiuto dello gnosticismo da parte della Chiesa era causato dagli errori che esso proponeva sul mistero della venuta di Gesù e della salvezza operata da lui: incarnazione e redenzione erano completamente stravolte.

Che importanza può avere un apocrifo, e in particolare questo testo    per lo studioso di testi antichi, per un biblista o per un cristiano?
Gli apocrifi del Nuovo Testamento sono documenti composti in epoca successiva al tempo di composizione del Nuovo Testamento stesso: dal secondo secolo a oltre la metà del primo millennio. Essi sono importanti non tanto per le notizie che ci danno sulle vicende accadute a Gesù e ai primi predicatori cristiani, quanto per le informazioni che ci offrono sulle rivisitazioni che si sono fatte, in ambienti particolari, di quei ricordi. La fantasia ha sempre la sua parte; a volte sono determinanti le ideologie. È quasi impossibile verificare se qualche volta essi trasmettano schegge di ricordi autentici non contenuti negli scritti neotestamentari. Comunque è interessante prendere contatto con i mille modi con cui si è cercato di penetrare il mistero di Gesù. C’è sempre da imparare, a patto di sapere chiamare le cose con il loro nome e usarle per quel che servono.

Il «Vangelo di Giuda» è il primo testo a presentare Giuda come colui che tradisce per «obbedienza» a Gesù?

In questa forma probabilmente sì. Più tardi, in ambiente giudaico, si formeranno tradizioni a riguardo di Gesù, con interpretazioni della sua morte presentate diversamente da quelle evangeliche e presentazioni proprie della parte svolta da Giuda. Ma il tema dell’«obbedienza» ha un senso solo nell’impostazione generale del pensiero gnostico, che giunge addirittura a giustificare il fratricidio di Caino.

Secondo qualcuno, per realizzare il piano divino della salvezza il tradimento di Giuda era necessario. Giuda andrebbe, quindi, riabilitato. È sostenibile una simile ipotesi?

La sapienza onnipotente e paterna di Dio giunge a fare convergere anche le situazioni di male create dalla cattiveria degli uomini, per la realizzazione di scopi buoni. Il tradimento di Giuda fu una delle componenti della passione di Gesù, che portò frutti di salvezza. Ma il male resta male, e chi lo compie non ne viene perciò scusato. San Marco ricorda una parola severa di Gesù: «Meglio per lui se quell’uomo non fosse nato». Quell’uomo era Giuda.

Ammesso e non concesso, è una "novità" così sconvolgente?
Molti, anche nella letteratura recente, si sono misurati con il dramma di Giuda. Ma anche le interpretazioni che hanno cercato di indovinare la sua pena e quasi di giustificarla non hanno battuta la pista di questo documento. Per noi verrebbe da dire che questa è una spiegazione arzigogolata; ma il punto di partenza non è Giuda, bensì il modo di interpretare il mistero di Gesù.

Circola la voce che questo testo, come altri, quali i rotoli del Mar Morto, sia stato nascosto o non voluto rivelare da parte della Chiesa: è vero?
Nel guinness delle invenzioni questa forse non è la più strana, ma occupa un posto distinto. Pecca soltanto di mancanza di originalità.

Circolano, ovviamente, tesi opposte: parlano di un attacco alla Chiesa cattolica, sulla falsariga del romanzo «Il codice da Vinci». È credibile questa tesi?
Non so se si possa parlare di un piano orchestrato appositamente contro il cristianesimo o il cattolicesimo. Certo questi argomenti oggi sono di moda e attirano l'attenzione; insomma, fanno cassetta. I soldi piacevano, purtroppo, a Giuda e piacciono ancora a tanta gente oggi. E pur di averli si rinuncia agli scrupoli. Quello che sta accadendo non è una operazione culturale seria.

Tratto dall’intervista  di Michele Gota a * mons. Giuseppe Ghiberti, torinese, membro della Pontificia commissione biblica e presidente della Commissione diocesana per la Sindone.
"Il nostro tempo", 23 aprile 2006.










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