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SENZA FEDE IN DIO LA RELIGIONE È VUOTA
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SENZA FEDE IN DIO LA RELIGIONE È VUOTA



Diversi osservatori hanno sottolineato il fascino crescente che oggi la religione cattolica sembra esercitare in molti ambienti della società italiana. Molti riflettendo sui recenti imponenti movimenti di massa coinvolti in esperienze di fede, sono tornati a interrogarsi sul valore sociale della religione.

Un errore frequente e quello di separare la certezza del cammino propria del credente, dalla sua fede in Dio, pensando che l'assolutezza delle credenze, delle convinzioni morali, o dei valori di riferimento possa rimanere anche se disgiunti dalla fede. E l'illusione della religione civile.
In realtà essa non è in grado di alimentare quella certezza necessaria ad una comunità per proseguire sempre il cammino e rappresenta una forma di corruzione o decadenza della fede.


Quando essa infatti non giunge a maturità,con il passare del tempo può ridursi ad essere 'credenza', accettazione cioè di verità tradizionali, o pratica rituale e osservanza di leggi morali, o semplice orizzonte di valori condivisi. Si può infatti praticare una religione, accettarne tutte le dottrine e osservarne le prescrizioni, senza compiere autentici atti di fede in Dio. Nelle scelte quotidiane e storiche, cioè, si continua a dare fiducia al denaro, alle armi, alle amicizie potenti, alle proprie iniziative, alla struttura di appartenenza ecc. Nessun atto e compiuto per un reale abbandono fiducioso in una Forza più grande, in una Parola salvifica, in uno Spirito che introduce novità. Scompare allora il riferimento al fondamento di solidità nel cammino della vita. In questi casi la religione incide solo in modo esteriore nei comportamenti e nelle scelte sociali dei credenti.


Questa differenza può essere considerata anche in rapporto alla sequela di Cristo. Credere in Cristo non significa semplicemente appartenere ad una struttura religiosa che si richiama alla tradizione sorta dalla fede di Gesù, né seguire puntualmente le leggi della chiesa o praticare una serie di precetti morali. Significa bensì assumere il suo stile di vita spirituale, esercitare lo stesso suo atteggiamento nei confronti del Padre, riconoscere l'azione di Dio, agire alla sua presenza per rimanere nel suo amore,e consentire così alla Grazia di fiorire nella storia in modo nuovo.
Quando ciò non avviene la fede scade a religione civile, la tradizione sorta dagli eventi fondatori diventa semplice orizzonte culturale, e si diffonde l'illusione che esso possa restare nel tempo funzionando in modo autonomo. La riduzione del cristianesimo a religione civile e la conseguenza di infedeltà al Vangelo protratta per intere generazioni.


Ci si illude che bastino i valori consolidati nella storia ed emersi nella tradizione per stabilire un orizzonte sufficiente al processo di un popolo. In realtà i valori sorti dall'esercizio della fede in Dio non possono permanere e svilupparsi nel tempo senza un riferimento vitale a Dio e senza l'accoglienza della sua azione.
Per evitare il fondamentalismo di chi si crede capace di verità assolute e il relativismo di chi non ha alcun punto certo di riferimento, i credenti hanno il compito di indicare con sicurezza il fondamento e il traguardo del cammino, pur consapevoli delle condizioni provvisorie che lo caratterizzano.


(Tratto da Carlo Molari- La Rocca, giugno 2005)







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