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Nessuno qui è straniero
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Il futuro sarà soprattutto di chi oggi lo sta costruendo, di chi scopre, apprende e produce; di coloro che chiamiamo «in via di sviluppo» con un'espressione molto più significativa e decisiva del bon ton che l'ha suggerita.
Qualche storico ha chiamato «nascita della borghesia» l'affacciarsi sul proscenio della storia – o alla sua regia – di coloro che si pensavano esclusivamente condannati a produrre beni dei quali altri, privilegiati, avrebbero dovuto fruire.
Qualche filosofo ha immaginato una «dialettica servosignore» con il servo, a diretto contatto con la natura materiale, che ne diventava dominatore e infine anche fruitore, relegando ai margini della storia e dell'umanità i signori, risultati ormai inetti parassiti.
Dati e statistiche sull’andamento demografico suggeriscono analoghe considerazioni sul futuro anche a chi non frequenti con assiduità storici e filosofi.

Se Abdul Guiebre, un diciannovenne cittadino itiliano di colore, a Milano è ammazzato a bastonate da chi lo apostrofa come «sporco negro»; se un cinese è aggredito a Roma solo perché cinese; se a Torino a una ragazza è misconosciuto il diritto a sedersi in autobus per il colore della sua pelle... di che cosa parlano i finti pensosi che s'interrogano sulla eventualità o sul rischio di un clima razzista?
La parota «razza» è priva di qualunque contenuto e significato scientifico. Il razzismo, per contro, ha un forte, indiscutibile contenuto sociale e politico. E il caso, in Italia, indubbiamente si presenta.
Se «razzismo» è una cattiva parola, evitarla è questione di buone maniere. Se il razzismo è una cattiva cosa, evitarlo è questione di civiltà.
Anche chi della civiltà non si occupi con eccessiva sollecitudine potrebbe almeno
riflettere su ciò che potrebbe definirsi interesse o convenienza.

I ricchi, I potenti, i protagonisti della storia non saranno per sempre gli attuali – non saremo per sempre noi.
Non chissà quali future generazioni, ma già i più giovani abitatori attuali del mondo conosceranno grandi scambi di posizione tra gli ultimi e i primi
Se l'uguaglianza degli esseri umani non è un’opzione facoltativa, le frontiere, le etnie, le appartenenze di qualsiasi genere perdono ogni rilevanza e ogni effetto nel riconoscimento della parità di diritti – di qualsiasi diritto.
Questo principio suggerisce comportamenti fraterni e d'amicizia, ma comportmenti analoghi suggerisce anche una non ottusa preoccupazione per il futuro proprio e della limitata comunità cui si appartiene.
Per una volta, forse, sincontrano le convinzioni e le convenienze.
CG

(tratto da Emergency, n. 49 - dicembre 2008)







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