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La scuola degli ultimi
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«E Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia, davanti a Dio e davanti agli uomini».
(Vangelo Lc 2,51)


scuola_ultimiBunker Roy ha fondato Il Barefoot College (Università degli Scalzi) di colonia nel Rajastan che accoglie analfabeti ed emarginati provenienti dagli stati più poveri e dai villaggi più sperduti dell'India e dell'Africa, in buona parte donne, per fornire loro un insegnamento in sintonia con la sapienza tradizionale locale e in antitesi con la tecnologia avanzata occidentale. La sua ormai trentennale esperienza è raccontata in Raggiungere l'ultimo uomo di Maria Pace Ottieri (Einaudi, 2008), che descrive come Bunker Roy abbia perseguito la missione di arginare il costante flusso della popolazione dai villaggi alle città, basando principalmente il suo modello di sviluppo sostenibile su due «tecnologie povere»: la raccolta dell'acqua piovana e l'energia solare.

Lei parte dal presupposto che l'educazione formale è inutile. Ma, in fondo, non l'ha ricevuta anche lei?
«Certo, io ho ricevuto la migliore educazione che potessi ricevere in India, frequentando scuole ottime e carissime! Ma quando mi sono avventurato per la prima volta in un villaggio, ho capito che ero un arrogante: credevo di aver imparato le soluzioni ai problemi dei poveri che vivono nelle zone rurali, e invece ho dovuto disapprendere ciò che mi avevano insegnato e riapprendere tutto da capo, passando un anno a scavare pozzi e a lavorare come manovale».

Ma è veramente possibile uno sviluppo non tecnologico?
«Il mio approccio non è demonizzare la tecnologia, ma evitare di adottarla in maniera acritica e avulsa dal contesto. Negli anni '70 per rifornire d'acqua un villaggio trivellavamo il terreno e istallavamo pompe a mano. Ma poi ho capito che era molto più efficace tornare alla tecnologia povera che i vecchi conoscevano benissimo, e che consiste nel raccogliere semplicemente l'acqua piovana. Furono proprio gli ingegneri a fare resistenza, agli inizi, ma oggi noi raccogliamo cento milioni di litri in dodicimila scuole in quel modo».

E come fa a portare l'elettricità ai villaggi?
«Come al Barefoot College, che funziona interamente a energia solare: le lampadine, i ventilatori, i computer, tutto. E la persona che ha curato l'installazione degli impianti ha fatto soltanto le medie ed è semianalfabeta. È proprio questa miscela di tradizionale e moderno che ci caratterizza».

Si può esportare il modello all'estero?
«È pensato per villaggi rurali e isolati. Dunque, può funzionare solo in quel contesto, ma dovunque essi siano. E infatti siamo presenti nei dieci paesi più poveri del mondo, secondo l'indice di sviluppo delle Nazioni Unite: il Mali, la Sierra Leone, il Camerun, il Ruanda, la Tanzania, il Malawi, eccetera».

(tratto da La Repubblica 29/10/2010)







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