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Il pane dell'onestà...
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«Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». (Vangelo Mt 25,21)


traghettistaAndrea Tarantino, una vita passata nel ventre dei traghetti Tirrenia a rassettare cabine. Il “piccolo di camera”, questa la sua qualifica a bordo, davanti al tesoretto non ha vacillato. L’ha restituito subito, rivelandosi per quello che è. Un gigante.

È una storia minuscola, questa, e dunque enorme. È accaduta ieri sulla “Vincenzo Florio”, nave della ex compagnia di bandiera, al momento dell’approdo nel porto di Napoli. Per Tarantino, 49 anni, una mattina come tante. Sveglia alle 5.45, un caffè veloce, poi giù nel corridoio di ferro: «Cinquanta cabine da riordinare, appena i passeggeri escono», racconta a Repubblica.

Poi un giorno capita che una signora cinese di mezza età dimentichi una borsa sotto il cuscino nella sua cabina. Dentro c’è un portafoglio con 26mila euro in tagli da 50, da 20, da 10. Solo quelli, nessun documento. E capita anche che sia proprio Andrea Tarantino a trovarli, ieri, mentre da solo cambiava le federe. Ora, nove persone su dieci, un pensiero ce lo fanno. Forse anche più di uno. Lui no. «Il cuore mi è diventato piccolo piccolo – dice – ho pensato che potevano servire per fare un’operazione a un bambino». Non ha dubbi. Parla con in mano quel cuore che gli si è ristretto alla vista di tanti soldi. «Rispetto la società, se trovo qualcosa la riconsegno sempre al commissario interno». Come qualche anno fa, quando riportò un braccialetto d’oro trovato sotto un letto.

Così è stato anche questa volta. La signora cinese è tornata in cabina alla svelta una decina di minuti dopo essere sbarcata, intorno alle 7, ha ringraziato Andrea, se n’è andata lasciandogli in mano 200 euro. Non proprio uno slancio di generosità. «Ma io non ci pensavo nemmeno alla ricompensa. Nella mia famiglia il dna è questo: siamo onesti, paghiamo tutto quello che dobbiamo pagare. Di altri pani non ne mangiamo...» dice. Per quegli altri pani, il furto, la furbata all’italiana, la bassezza, non hanno i denti adatti. Viene quasi voglia di non credergli, di pensare che ha riconsegnato il borsello solo per paura di essere scoperto e licenziato. Poi però ti parla così del suo lavoro: «Io li amo i traghetti, mio nonno era fuochista sulle “Nere”, come si chiamavano allora, negli anni Trenta. Mio padre, Francesco, faceva il panettiere a bordo. Mia moglie dice che ho sposato le navi. Quando non vedrò più il nome “Tirrenia” sullo scafo, morirò un po’ anch’io».

(tratto da la repubblica, 5.2.2014)







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