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LA PACE DI NATALE
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Non è questa l'intenzione della Chiesa nel celebrare la festa di Natale. Essa intende ricordare con gratitudine il piccolo evento di Betlemme che, per chi crede, ha cambiato la storia del mondo e ci permette di guardare con fiducia anche ai momenti difficili della vita, in quanto illuminati e riscattati dal senso nuovo dato alle vicende umane dalla presenza del figlio di Dio. Ma non ci si limita al ricordo commemorativo. Si proclama la fiducia nella venuta di Colui che "tergerà ogni lacrima dai loro occhi", per cui "non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno" (Apocalisse 21,4) e si rinnova la speranza con la quale "noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2 Pietro 3,13).

Per questo il grido dei primi cristiani, riportato nella pagina conclusiva dell'Apocalisse, era: "Vieni, Signore Gesù!". Ma questa attesa non è passiva: essa è ispiratrice di tutti quei gesti che pongono fin da ora segnali di giustizia, di riconciliazione e di pace in questa nostra terra pur così tormentata da lacerazioni e ingiustizie. In questo senso anche lo scambio di auguri di contenuto alto può esprimere la volontà di impegnarsi e la fiducia nella forza dello spirito che guida gli sforzi umani. è ciò che auspica il messaggio del Papa per la giornata della pace che si celebrerà ancora una volta (fu istituita da Paolo VI nel 1968, in un momento di gravi difficoltà internazionali) il primo gennaio 2004.

Si sottolinea in questo messaggio la particolare urgenza di "guidare gli individui e i popoli a rispettare l'ordine internazionale... La pace e il diritto internazionale sono intimamente legati fra loro: il diritto favorisce la pace". Nel diritto internazionale vengono espressi "principi universali che sono anteriori e superiori al diritto interno degli Stati, e che tengono in conto l'unità e la comune vocazione della famiglia umana". Per questo è necessario che l'Organizzazione delle Nazioni Unite sia in grado di funzionare efficacemente. Lo diceva già Giovanni Paolo II nell'Enciclica Sollicitudo rei socialis (1988): "L'umanità, di fronte a una fase nuova e più difficile del suo autentico sviluppo, ha oggi bisogno di un grado superiore di ordinamento internazionale" .


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