Un tempo ci insegnavano che Dio sedeva nell’alto dei cieli, era onnipotente, onniscente, ecc. Insomma, un Essere così lontano da noi umani che il solo pensiero come minimo incuteva timore, se non paura e terrore del giudizio. Da un po’ di tempo non sento più tanto di questi linguaggi. Anche le letture che mi sono capitate sottomano sull’argomento mi hanno presentato un Dio un po’ diverso, direi più vicino, più umano. Leggevo in un libro che ho acquistato di recente che Gesù, il Figlio di Dio, si è voluto misurare fino in fondo con la normalità, con l’ordinarietà, che fa parte dell’esistenza di ogni uomo e di ogni donna che abitano sulla terra (D. Albarello, L’umanità della fede, Effatà 2011). E allora mi sono venuti dei pensieri un po’… strani ma forse non tanto lontani dalla realtà, pensieri che vorrei condividere con voi. Gesù faceva il falegname come suo padre e ha lavorato nell’azienda paterna fino a circa trent’anni, così ci dicono i Vangeli. Ebbene, magari avrà dovuto fare i conti anche lui con i clienti che non pagavano o con la scarsità di lavoro… Anche questa è ordinarietà, purtroppo. E il pensiero che Dio in qualche modo abbia voluto misurarsi con essa mi fa… tenerezza e mi fa intuire che la nostra condizione umana, con le sue tribolazioni, appartiene anche alla pelle di Dio. È un pensiero che, tutto sommato, mi dà speranza.