Umberto Veronesi nel suo ultimo libro Il mestiere di uomo, ed. Einaudi  parla del suo rapporto con Dio e del giorno in cui smise di credere in Lui. Fu l’esperienza del male nei suoi aspetti più sconvolgenti: la guerra, Auschwitz, il cancro (soprattutto quando colpisce i bambini), a fargli fare questa scelta.
Ma chi legge le sue parole non si trova di fronte a un uomo senza fede, ma a chi ha dedicato tutta la sua vita per amore della vita. Per salvare tante vite e che di fronte agli interrogativi più laceranti preferisce “il silenzio, o il sussurro del – non so -”.
Resta profondamente vero quanto gli disse don Giovanni, l’amico prete fin dalla sua infanzia, che stava morendo per un tumore:
“Ti ringrazio per la carità che dimostri anche senza fede.
C’è tanta fede senza carità”.
Leggendo queste parole vengono in mente quelle di san Giacomo: a che serve fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?
C’è davvero di che riflettere sulla autenticità della propria fede…