A proposito del rapporto Chiesa e modernità.
Un altro grande profeta, Giovanni XXIII aveva detto:
“Il mondo cammina, bisogna prenderlo per il suo verso con spirito sempre giovane e confidente, non sprecando tempo
a fare confronti.
Io preferisco tenermi al passo con chi cammina che soffermarmi e lasciarmi sorpassare”. E invitava a cercare ciò che unisce e non ciò che divide.
Un programma validissimo anche oggi.
Il Vangelo richiede sempre nuova profezia.

Aggiungo un interessante intervento di Eugenio Scalfari in riferimento al Sinodo appena conclusosi sulla Nuova evangelizzazione. Eccone un breve stralcio:

«A me è accaduto da vecchio laico non credente d’incontrare un sacerdote come Carlo Maria Martini con la sua incrollabile fede in un Cristo risorto, da lui definito “sempre risorgente”, quindi non un’icona immobile ma una presenza dinamica da riconquistare quotidianamente.
A quel Cristo sempre risorgente non ho contrapposto ma ho affiancato Gesù di Nazareth, figlio di Maria e di Giuseppe, predicatore e profeta dei deboli, degli oppressi e degli esclusi, figlio dell’uomo.
Questo e non altro è il dialogo possibile tra la modernità e la Chiesa. Il tempo delle evangelizzazioni è finito ed è cominciato invece il tempo delle fertili contaminazioni tra diversi, animati da sentimenti di carità. La carità come la intendeva Gesù quando esortava ad amare il prossimo come si ama se stessi. Per lui quello era il solo modo di adorare il Dio di tutti e di ciascuno. Per noi è la visione del mondo dei giusti, un’utopia che può realizzarsi se ciascuno di noi lo vorrà.
(tratto da, la Repubblica, 25 OTTOBRE 2012)