Che significato ha per me, per te donna?
Qualche spunto stimolante per riflettere su questa domanda…
Sono flash tratti da un libretto di Giuseppe Pollano su Maria di Nazaret.
— Di Maria tutto quello che sappiamo è un nome: si chiamava Maria.
Sappiamo ancora che viveva a Nazaret.
Poi silenzio.
Nessuna biografia è possibile.
Per il nostro bisogno di essere qualcuno questa lezione è dura: anche di più in un mondo dove contare niente, essere messi da parte, starsene dimenticati è esperienza ben diffusa e mortificante, malgrado tante dichiarazioni di solidarietà.
A questo punto l’autore sottolinea come la lezione di Maria non va nel senso di annullarci, ma di esaltarci: perché se è vero che troppo spesso gli uomini ci disfano con la loro prepotenza e noncuranza, è ancor più vero che Dio ci ricrea con il suo amore fedele. Essere persone la cui identità sta proprio in quel che Dio fa in loro.
Nulla di tutto ciò che siamo, abbiamo, possiamo, e sappiamo aggiunge alcunché a ciò che riusciamo a fare se amiamo Dio.
E così, nella semplicità, si apre il mistero di chi siamo davanti a Dio: questa è la nostra faccia giusta, l’unica che non sia maschera e provvisorietà —.
(Giuseppe Pollano, Si chiama Maria, Elledici, 2004)



Maria, la donna per eccellenza, cantata da Dante nel suo Paradiso, le donne del Vangelo e delle primitive comunità cristiane, le preferite da Gesù, le sante e le peccatrici… Sono le testimoni ufficiali della resurrezione, richiamando alla memoria quanto hanno udito, facendolo rivivere nel loro cuore per comprenderlo. “Conservare nel cuore” è forse la capacità distintiva di ogni donna, chiamata ad essere madre, per nutrire, sostenere, lottare, perdonare ogni vita e ogni dramma della vita.