Ha scritto il card. Martini nel suo libro “Credo la vita eterna” (Ed. San Paolo):
«Non c’è nulla di più consolante del sapere che il nostro corpo risorgerà, che la morte e la conseguente separazione dalle persone care non è la parola ultima».
Certo, l’essere umano non si rassegna alla morte, né sua né degli altri e ognuno di noi aspira in qualche modo a una vita “per sempre”.
Ma non si trova una risposta piena a questo bisogno a partire solo da questa aspirazione.
È l’annuncio della Risurrezione, fatto da Gesù, che ci dice che questa aspirazione è giusta e si compirà. Tutto il nostro essere sarà accolto in Dio. Non saremo soli, saremo con Dio e con i fratelli: “Oggi sarai con me in paradiso” (Vg Luca 23,42).
La Risurrezione è davvero la grande risposta di Dio a questo grido.



È proprio vero! Quanto è deprimente l’idea di dover vivere per poi morire! Ho letto di persone eminenti a cui il pensiero di non attendersi nulla dopo la propria morte non fa problema più di tanto. Io però non sono tra quelle! Certo, non basta il desiderio di vivere per sempre per far sì che esso si realizzi. Sì, Gesù ha annunciato la risurrezione dai morti ma l’evento determinante è che Gesù Cristo stesso abbia passato la morte e ne sia uscito… vivo! Quanto è accaduto è segno che qui c’è qualcosa di più di un pio desiderio.
Anche a me in questi giorni in cui ricordiamo i nostri cari che ci hanno lasciato sono venute in mente tante cose. Mi piacerebbe sapere dove sono, cosa fanno, se sono davvero felici… Oppure se non esistono più per niente. Io penso ai miei genitori cui ero molto legata, ai miei fratelli, agli amici: potrò ancora rivederli? Con questo desiderio ho cercato di documentarmi un poco, facendo riferimento soprattutto alla Bibbia.
Nel Credo si dice: “Credo la vita eterna”.
Ma che cosa è questa “vita eterna?”.
C’è chi dice che quella che viviamo è già vita eterna. Coloro che si sono amati e sono stati vicini in questa vita lo saranno certamente anche nell’altra.
Il prototipo di questa verità è uno dei malfattori appeso alla croce insieme a Gesù che disse: “Ricordati di me quando sarai nel tuo regno!”.
Gesù rispose: “Oggi sarai con me in paradiso”.
Sarai con me, cioè noi due ci incontreremo, ci riconosceremo, staremo insieme. Allora vivremo una situazione nuova, che trasfigurerà le nostre relazioni collocandole in un livello di pienezza e perfezione.
Mi consola allora pensare che i nostri cari defunti non sono in un misterioso “altrove”. Sono vivi e sono con Dio e Dio è ovunque. I nostri cari sono vicini a noi e ci aspettano.
Il Vangelo dice ancora che Gesù quando ha compreso di dover morire si è congedato dai suoi discepoli con queste confortanti parole: “Vado a prepararvi un posto”. (Gv 14,2s).
Queste parole mi consolano e mi fanno guardare con più serenità alla morte.
L’idea della sopravvivenza è radicata nel cuore dell’uomo sin dalle origini, come dimostrano le più antiche civiltà.
Che senso avrebbe la vita, la mia vita, se fosse venuta dal nulla per ritornare nel nulla? Solo un certo esistenzialismo negativo, misconoscendo l’angoscia di chi si trova affacciato sul nulla e proponendone il superamendo con l’accettazione, respinge l’idea di una immortalità che pure tutta la psicologia umana esige ed afferma.
Per me, come cristiana, questa fede non è una opzione consolatoria derivata dalla concezione di un Dio “tappabuchi” che promette una illusoria felicità futura.
Io credo che l’uomo è creato ad immagine di Dio , possiede un seme di immortalità e non può essere ridotto a pura materia. E più ancora credo che Cristo è risorto e compirà le sue promesse. Non è mito o allucinazione la resurrezione di Gesù, se per questa affermazione uomini deboli e semplici hanno sfidato la storia.
Solo questa fede può darmi forza per vivere una “vita autentica”, serenamente e concretamente impegnata per il bene e la felicità dei fratelli.
Quanta fede ci vuole per sentire questa “consolazione”!!!
Credo la vita eterna, ma non riesco ad immaginarla più di tanto, proprio perché così diversa dal “pensabile”…
Sebbene abbia visto morire diverse persone, la “paura” dell’ultimo istante ancora mi accompagna… non è detto che la fede se la porti via, ma sicuramente mi aiuterà ad affrontarla.
Hai ragione Stefania, non possiamo concepire come sarà questa nostra vita “dopo” e credo che non dobbiamo neppure chiederci che sarà di noi dopo la morte. Sappiamo che noi saremo con Lui, con Cristo. La morte, ha detto il card. Martini, è l’unico momento in cui potremo fare un vero atto di piena fiducia in Dio. Lì non avremo più uscite di sicurezza e lasceremo a Lui l’ultima decisione della nostra vita.
Personalmente mi aiuta il Vangelo della vedova povera che getta nel tempio i suoi due spiccioli “tutto ciò che aveva per vivere” Vangelo di Marco 12,38-44).
Da un po’ di tempo rifletto su questo, a causa di alcuni fatti che mi stanno provocando. Così la mia morte la vedo come un gettare tutta la mia vita in Dio, (come i due spiccioli della vedova). E so (credo) che non sarò sola e non cadrò nel nulla, perché Lui mi accoglierà nel suo abbraccio. Paura e angoscia possono anche restare, (anche Gesù le ha provate). Anche questo ci aiuta, non ti pare?
Tutte le domande e relative risposte sono confacenti al mio modo di pensare.